La vera festa all’italiana al Castello Durini
Ci sono matrimoni eleganti. E poi ci sono matrimoni che, oltre all’eleganza, hanno un’energia che ti resta addosso.
Quello di Edoardo e Caterina al Castello Durini è stato esattamente questo: una festa vera, intensa, piena. Una di quelle giornate in cui senti l’energia crescere ora dopo ora e capisci che la sera nessuno avrà voglia di andare via.
Il Castello Durini ha una presenza importante, quasi solenne. Di giorno è armonia, geometrie perfette, giardini ordinati e una vista che si apre sulla valle. Tutto è composto, raffinato. Ma io so che il momento in cui questo luogo cambia davvero è al tramonto.
Quando il sole inizia a scendere e le prime luci si accendono nel cortile, l’atmosfera si scioglie. L’aperitivo non è più solo un momento di passaggio, diventa il cuore pulsante della giornata. Gli amici si ritrovano, le famiglie brindano, qualcuno inizia già a cantare sottovoce. Gli sposi non sono mai distanti, non sono “in scena”: sono dentro, in mezzo agli altri, e questo fa tutta la differenza.
Durante la cena si percepiva chiaramente che quella non sarebbe stata una serata “formale”. I brindisi erano sentiti, i discorsi facevano ridere e commuovere nello stesso momento, il vino scorreva e scioglieva le ultime tensioni. È questa la parte che amo dei matrimoni in Italia: la convivialità è autentica, non costruita.
Con la musica di The Italian Gipsy l’energia è salita subito. I grandi classici italiani degli anni ’60 e ’70 hanno qualcosa di speciale: li conoscono tutti, anche chi viene da fuori. A un certo punto non c’è più differenza tra invitati italiani e stranieri, perché tutti stanno cantando la stessa canzone. E io mi sono ritrovata a fotografare mani alzate, abbracci improvvisi, risate che si sovrappongono.
Poi siamo usciti per il taglio torta. Le luci sospese, il cielo di settembre, la valle scura sullo sfondo. E lì è successo quello che succede quando una festa è davvero riuscita: lo champagne è esploso, le scintille hanno illuminato i volti, e tutti si sono avvicinati senza bisogno di essere chiamati. Non c’era un centro e una periferia. C’era un unico gruppo che celebrava insieme.
E quando la musica è ripartita nel cortile del Castello Durini, nessuno è rimasto seduto. Cerchi di amici che si formano spontaneamente, cori improvvisati, lo sposo sollevato tra gli applausi, la sposa con le braccia al cielo che ride senza trattenersi. Era una di quelle situazioni in cui capisci che la festa non è un “momento del matrimonio”: è il matrimonio.
È questa la festa all’italiana: intensa, coinvolgente, rumorosa nel modo più bello possibile. È un matrimonio che non si osserva da fuori, si vive da dentro.